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Smettere di fumare: una variante genetica lo rende ancora più difficile

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Un meccanismo molecolare assai diffuso che predispone alla dipendenza da nicotina sembra anche responsabile dei comportamenti di “ricaduta” degli ex fumatori.

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Tagliare i rapporti con la nicotina può essere complicato per colpa dei geni.|SHUTTERSTOCK

Chiudere con le sigarette è complicato, e anche chi ci riesce finisce spesso per ricominciare dopo qualche mese. Uno studio pubblicato su Current Biology potrebbe spiegare almeno in parte questi episodi di “ricaduta”. Una variante genetica già conosciuta per essere coinvolta nella sensibilità alla nicotina e nei meccanismi di dipendenza sembra favorire, nei topi, il comportamento di recidiva dopo alcuni mesi di cessazione.

 

LA BIOLOGIA DEL VIZIO. La nicotina, principale sostanza psicoattiva nelle sigarette, si lega ai recettori nicotinici nel cervello, attivando nuovi circuiti neuronali che favoriscono il rilascio di dopamina e di altri potenti neurotrasmettitori modulatori dell’umore.

 

Una boccata dopo l’altra, i recettori nicotinici vengono saturati. La nicotina non è più in grado di attivarli, e la gratificazione ottenuta continuando a fumare si esaurisce. Tra una sigaretta e l’altra parte dei recettori torna attivabile e, complice il meccanismo di gratificazione di cui si è fatta esperienza, si cercano nuove dosi. Con il tempo, queste ripetizioni portano ad assuefazione. Il consumo individuale di tabacco è dunque strettamente collegato alla sensibilità dei recettori nicotinici, che si presentano in cinque sottoclassi.

 

Studi recenti avevano dimostrato che una piccola mutazione a carico di un gene – il CHRNA5 – che codifica per una particolare sottoclasse di recettori nicotinici, è associata a un aumento significativo del rischio di dipendenza da nicotina. Questa variante è largamente diffusa: la presentano il 35% della popolazione europea e fino al 50% dei medio-orientali. Un team di scienziati dell’Institut Pasteur e del CNRS (Francia), in collaborazione con l’Università della Sorbona e l’Istituto Nazionale francese per la Salute e la Ricerca Medica, ha voluto studiare meglio il suo meccanismo di azione, per capire su che fase della dipendenza da nicotina intervenga questa variante.

 

Dopo aver introdotto la mutazione nei ratti, gli scienziati hanno osservato che essa favoriva un maggiore consumo di nicotina e in dosi più massicce, e che predisponeva a comportamenti di ricaduta dopo periodi di cessazione. L’effetto di questa variante sugli episodi di ricaduta era associato a una riduzione dell’attività in un’area cerebrale – il nucleo interpeduncolare – dove si trova la maggiore concentrazione della classe di recettori nicotinici codificati dal CHRNA5.

 

Farmaci in grado di attivare questi recettori, e di farlo al posto della nicotina, potrebbero aiutare a ridurre il consumo di tabacco e limitare il rischio di recidive.

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Bagno dopo mangiato? Sì, ma con un po’ di buon senso

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Non è solo un’ansia da mamme italiche. Ci si può tuffare se l’acqua è tiepida, se non si fanno grandi sforzi e si è mangiato poco e leggero

(Getty Images)(Getty Images)
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«Non sono ancora passate tre ore dal pranzo! Non puoi fare il bagno!». Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere dalle nostre madri al mare quando eravamo ragazzini? Magari constatando, perplessi e contrariati, che i nostri coetanei tedeschi si tuffavano anche subito dopo mangiato e, curiosamente, sopravvivevano. La solita ansia delle mamme italiane iperprotettive ridicolizzata dal coraggio delle colleghe teutoniche, evolute e capaci di forgiare veri uomini? Oppure le signore di Amburgo o di Colonia erano solo incoscienti fortunate? Delle due nessuna.

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Tre scenari possibili

La regola di non fare il bagno in mare con la digestione in corso passa per essere un “mito” italiano, ma invece è buona norma, da interpretare però con intelligenza e non sempre e necessariamente in modo dogmatico. Per farlo può aiutare capire i motivi che ispirano questa forma di prudenza. Dopo mangiato bisogna digerire e per questo stomaco e intestino devono lavorare di più, per cui hanno bisogno di energia, che ottengono richiamando molto sangue dalla circolazione. Se svolgiamo però contemporaneamente anche un’attività fisica impegnativa, come per esempio nuotare oppure giocare a tennis, anche i muscoli vorranno la loro parte (di sangue). E così, in questa “competizione” si possono verificare tre scenari. Il primo è che stomaco e intestino lavorino a rilento (il fatidico: «Ti si ferma la digestione!»). Il secondo è che perdiamo la partita a tennis perché gambe e braccia non rispondono bene e i rifessi sono lenti. Che c’entrano i rifessi? C’entrano, ed ecco il terzo scenario: fra i due litiganti (stomaco e muscoli) un terzo, nientemeno che il cervello, rischia di non godere affatto, perché potrebbe rimanere lui un po’ a corto di sangue. Il risultato è che si può perdere conoscenza, e se questo accade in acqua si può affogare, oppure, se va bene (si fa per dire) si rischia una “congestione” (si veda “primo scenario”).

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Che cosa è la congestione
Non ci si tuffa dopo il pranzo di nozze

Allora aveva ragione la mamma italica? Sì, però se si fa il bagno in mare o altrove in acqua abbastanza fredda, non se ci si “puccia” in acqua tiepida, dove si tocca (o magari addirittura nella vasca da bagno a casa), se si fanno sforzi moderati o se ci si è limitati a bere un succo di frutta. «Una persona in salute ha abbastanza sangue per mantenere tutte le parti del corpo in perfetto funzionamento dopo un pasto normale se si fa qualche bracciata». «Diverso è un vero allenamento di nuoto, con un’attività fisica impegnativa», spiega Gianfranco Beltrami, cardiologo, medico sportivo e docente alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Parma. «In ogni caso va tenuto ben presente che l’immersione in acqua deve essere comunque graduale: se si è accaldati il rischio infatti è la sincope da choc termico, che può generare crisi vagali (problema nella funzionalità del nervo vago che provoca una riduzione della frequenza cardiaca e un calo di pressione, ndr) con svenimento in acqua. Un pasto copioso, ricco di proteine e grassi e associato a sforzi intensi può invece, dal canto suo, provocare nausea e vomito, mentre vanno bene cibi ricchi di carboidrati, quelli che del resto assumono anche durante la gara gli atleti che fanno competizioni di gran fondo di nuoto, spesso in acque molto fredde e con un impegno gravoso. Da evitare invece assolutamente gli alcolici, statisticamente correlati a episodi di annegamento».

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Il verde aiuta i pazienti, il primo giardino pensile sul tetto di un ospedale

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Il verde aiuta i pazienti,  il primo giardino pensile sul tetto di un ospedale
Il giardino terapeutico inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma.

Per gentile concessione del Gemelli 

Inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma, il nuovo Centro di farmacologia clinica dedicato alle donne. In uno spazio più confortevole e green, dove si potrà camminare a piedi nudi sull’erba. Con yoga, agopuntura, musicoterapia

UNA realtà nuova, non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Al Policlinico Gemelli di Roma, si coniuga ricerca e benessere dei pazienti. Anzi delle pazienti, perché il centro di Farmacologia clinica di genere è dedicato alle donne. Al decimo piano dell’Ala O della struttura ospedaliera, infatti, architetti, designer e medici hanno collaborato insieme per ridisegnare gli spazi di cura, grazie al contributo dell’Associazione “Oppo e le sue stanze” onlus, partner già da anni del Gemelli per la realizzazione di altri centri: un terrazzo e un reparto rinnovati secondo le regole del design biofilico – basato cioè sulla realizzazione di spazi caratterizzati da un’atmosfera molto vicina alla natura – che possa favorire il benessere psicofisico delle pazienti durante la sperimentazione clinica.

• SPERIMENTAZIONI PER TUMORI FEMMINILI
Si tratterà, di fatto, di un centro innovativo, il fiore all’occhiello del polo donna (già presente nella struttura ospedaliera). Nel Centro di farmacologia clinica di genere, il primo in Italia, si conducono studi clinici sulle donne: ad oggi si contano già oltre 20 trial di fase 2-3, e dal prossimo mese inizieranno anche quelli di fase 1 – il farmaco si sperimenta per la prima volta sull’essere umano, dunque la ricerca mira in questa fase a stabilire la sicurezza e la tollerabilità del nuovo trattamento – in particolare nell’ambito della ginecologia oncologica, ma non solo: “Il primo trial di fase 1 sarà eseguito con una nuova molecola per i tumori ovarici – spiega Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino del Policlinico Gemelli – la sperimenteremo su pazienti che non hanno altre possibilità di cura in questo momento e potranno quindi trovare, attraverso l’utilizzo di questa molecola, una nuova forma di terapia”.
La nuova unità è costituita da quattro stanze per la degenza e due poltrone di Day Hospital, oltre a tutti i sistemi di monitoraggio per la gestione dei trial clinici.

• PORTARE LA CHEMIOTERAPIA FUORI DALLE MURA
Un centro pensato per prendersi cura della salute della donna a 360°, puntando, dunque, anche al benessere psicofisico delle pazienti. Con questo obiettivo gli esperti, in collaborazione con psicologi sociali, esperti del paesaggio e sociologi urbani del Centro studi ReLab – Studies for urban Re-Evolution, hanno realizzato un giardino pensile terapeutico – ad oggi l’unico in Italia – uno spazio protetto e disegnato ad hoc per essere fruito dalle pazienti, che potranno trarre beneficio sia sul piano psicologico che fisico. Ricerche internazionali suggeriscono infatti come l’umanizzazione degli spazi di cura e il contatto con la natura stessa abbia effetti positivi anche sulla salute fisica: riduce il dolore, i tempi di ricovero e aumenta l’efficienza delle terapie.

“Il contatto con la natura aiuta l’accettazione della cura e migliora le performance della cura stessa, con un percorso che utilizza suoni, sensazioni e olfatto. E’ la massima dimostrazione di cosa vuol dire medicina personalizzata, farmaci innovativi per la cura non solo della malattia, ma della persona”, continua Scambia, durante l’inaugurazione del giardino terapeutico. Una sequenza di stimoli sensoriali caratterizza questo spazio, arricchito da un piccolo percorso sensoriale – il sensory path – da fare a piedi nudi che alterna erba, sassi di fiume e legno.

• VERSO LA TERAPIA INTEGRATA
Per gli esperti del Policlinico resta da realizzare la parte del centro dedicata alla terapia integrata che verrà inaugurata nei prossimi mesi: il giardino terapeutico sarà affiancato da altre attività per prendersi cura delle pazienti, come lo yoga, la riflessologia, la musicoterapia, l’agopuntura e le consulenze sugli stili di vita (sonno, alimentazione), per affrontare la patologia con una concezione olistica, che miri a curare bene anche la persona in quanto tale, non soltanto la sua malattia.

Nuovo test cerca 8 tumori nel sangue

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DAL SANGUE sarà  possibile diagnosticare precocemente le otto più comuni forme di tumore, sulla base di una nuovo test che combina l’analisi del Dna e delle proteine tumorali e ha un’affidabilità che varia dal 69 al 98% dei casi a seconda del tipo di cancro. Lo descrivono sulla rivista Science i ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora.

Il metodo, testato su mille persone già malate, è stato chiamato CancerSEEK. Il gruppo guidato da Joshua Cohen è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni tumorali, insieme ai livelli di 10 proteine circolanti nel sangue, per il cancro del seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto. Lo hanno provato su malati a cui erano stati diagnosticati tumori di diversa gravità, e su 850 volontari sani. “Hanno cercato il Dna del tumore circolante nel sangue insieme ai livelli di alcune proteine, che possono essere indicative dello sviluppo del cancro”, rileva Fabrizio d’Adda di Fagagna, ricercatore dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano.

“Si tratta dunque di un test più completo e nuovo che potrà permettere una maggiore personalizzazione della terapia, adatta ai malati che hanno determinate caratteristiche genetiche”, continua. A rendere ancora più affidabile l’esame è la probabilità bassissima che possa dare falsi positivi: nello studio sono stati solo 7 su più di 1000. In alcuni casi il test è riuscito a dare informazioni anche sull’origine del tessuto malato, cosa risultata sempre difficile in passato. Nello studio la diagnosi è stata fatta a persone con un tumore senza metastasi, sulla base dei sintomi. Il prossimo obiettivo saràdiagnosticare il cancro prima che compaiano i sintomi. Secondo i ricercatori il costo di questo esame del sangue per 8 tumori potrebbe essere di circa 400 euro, più o meno quanto costano i singoli test di screening per un solo cancro, come ad esempio la colonscopia.

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