Tintura per i capelli non più di 6 volte all’anno: provoca cancro al seno

Tintura per i capelli non più di 6 volte all’anno: provoca cancro al seno

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Tintura per i capelli non più di 6 volte all'anno: provoca cancro al seno

Tinta per capelli? Non più di 6 volte l’anno e preferibilmente con prodotti naturali che riducano il rischio di danni, incluso il tumore. Ad allertare le donne il chirurgo senologo Kefah Mokbel del Princess Grace Hospital di Londra, che ha portato avanti delle ricerche in cui si evidenzia che le donne che si colorano i capelli corrono il 14% di pericolo in più di cancro mammario, riporta il ‘Daily Mail’ online.

Occorre dunque ridurre il ricorso a prodotti cosmetici per capelli, soprattutto se sintetici, ammonisce l’esperto. Meglio optare per henné, barbabietola, rabarbaro o altre piante con proprietà coloranti naturali e prive di rischi per lasalute. «Anche se sono necessari approfondimenti, i nostri risultati suggeriscono che l’esposizione alle tinte per capelli può contribuire al cancro del seno. Meglio optare per coloranti naturali e sottoporsi sempre a screening preventivi dall’età di 40 anni in su», consiglia l’esperto.

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Smartphone e tablet ai bambini? Se usati troppo presto fanno danni: quando e come concederli

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Li si vede «smanettare» con quegli aggeggi già nel passeggino, se non in metropolitana o al ristorante. I device tecnologici sono spesso considerati una manna dal cielo per i genitori, soprattutto nelle fasi in cui i bambini sono più concitati.

 

SVILUPPO COGNITIVO 

Ma mettere nelle loro mani smartphone e tablet può essere sì un palliativo per la serata che rischia però di danneggiare i più piccoli. Questo perché «numerose sono le evidenze sulle interazioni con lo sviluppo neurocognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche e lo sviluppo emotivo in età evolutiva». Lo hanno messo nero su bianco gli specialisti della Società Italiana di Pediatria in un documento pubblicato sull’«Italian Journal of Pediatrics», in cui si tiene conto delle conclusioni degli studi pubblicati in materia negli ultimi anni. «I bambini tra 0 e 2 anni non dovrebbero mai usare smartphone e tablet» e, discorso valido per i più grandi, «comunque mai durante i pasti e prima di andare a dormire».

 

NO A SMARTPHONE E TABLET PRIMA DEI 2 ANNI

Quella dei pediatri italiani non è una crociata contro la tecnologia che, in determinate circostanze, «può avere un impatto positivo sull’apprendimento in età prescolare, purché con l’affiancamento dei genitori», è il pensiero di Alberto Villani, responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Pediatria.

 

Ma come specialisti chiamati a prendersi cura dei più piccoli, era ormai improcrastinabile l’appuntamento con una presa di posizione che nasce da una cattiva abitudine diffusa in molte famiglie: non soltanto italiane. I bambini, infatti, cominciano sempre prima a cimentarsi con i dispositivi digitali. In Italia otto su dieci sanno usare il cellulare già nella fascia d’età compresa fra i 3 e i 5 anni.

 

L’apprendimento è la conseguenza dell’eccessiva permissività da parte dei genitori, se quasi una coppia su tre usa lo smartphone per distrarre il proprio figlio già nel primo anno di vita. E la percentuale raddoppia a partire dal secondo. Da qui la necessità di rendere pubblica una posizione scientifica ufficiale, con la quale informare anche quei genitori ancora inconsapevoli delle insidie legate a un simile atteggiamento.

 

I GENITORI SONO CHIAMATI A DARE SEMPRE IL BUON ESEMPIO

Nel documento, che esplicita una posizione derivante dalle evidenze scientifiche finora emerse, si suggerisce il divieto assoluto di utilizzo di smartphone, tablet e pc nei primi due anni di vita. Da quel momento fino ai cinque anni, si può far avvicinare un bambino alla tecnologia: per non più di un’ora al giorno.

 

Si arriva a due, invece, nella fascia d’età compresa tra cinque e otto anni. In ogni situazione, dunque senza tenere conto dell’età, non si dovrebbe comunque utilizzare smartphone e tablet per calmare i bambini né come strumento «pacificatore», a seguito di un litigio.

 

«È importante porre ai bambini dei limiti e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli – aggiunge Elena Bozzola, pediatra del Bambin Gesù e segretario nazionale della Società Italiana di Pediatria -. È fondamentale inoltre la partecipazione educativa dei genitori all’esperienza digitale dei figli: la tecnologia può essere presente nella vita dei più piccoli, purché la mamma o il papà siano sempre al loro fianco. Ai genitori tocca dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei media device perché i bambini sono grandi imitatori».

 

RISCHI MA ANCHE OPPORTUNITÀ CON I DISPOSITIVI DIGITALI: I GIOCHI

I media device ostacolano o favoriscono l’apprendimento? Secondo studi recenti, l’uso dei touch screen potrebbe interferire con lo sviluppo cognitivo dei bambini, perché questi hanno bisogno di un’esperienza diretta e concreta con gli oggetti in modo da affinare il pensiero e la capacità di risolvere i problemi.

 

LE PAROLE CHE SI POSSONO APPRENDERE PRIMA DEI TRE ANNI

Il bambino di età inferiore ai tre anni può apprendere nuove parole attraverso video solo se è presente un genitore che aggiunge altre informazioni durante lo svolgimento delle varie sequenze. L’uso di applicazioni educative ben fatte promuove l’apprendimento nei bambini in età prescolare e nei primi anni delle elementari. Una elevata quantità di tempo speso davanti allo schermo è correlata a scarso profitto in matematica, a bassi livelli di attenzione e anche a minori relazioni sociali con i coetanei.

 

LE APP PER DISEGNARE. ATTENZIONE AGLI ORARI PER PROTEGGERE IL SONNO Le app per disegnare potrebbero giocare un ruolo positivo nello sviluppo dei bambini e possono essere utilizzate in aggiunta ai tradizionali colori e gessetti in quanto sono sicuri e facili da usare. L’uso dei media device da parte dei bambini può avere effetti positivi solo se ci sono i giusti contenuti e la presenza del genitore.

 

L’utilizzo di strumenti elettronici durante l’infanzia per più di due ore al giorno è associato ad un aumento del peso corporeo e a problemi comportamentali. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che esiste una correlazione tra utilizzo di tablet, cefalea e dolore muscolare (soprattutto a collo e spalle) dovuto alla inappropriata postura. L’uso dei dispositivi multimediali può interferire con la qualità del sonno attraverso le sollecitazioni causate sia da alcuni contenuti stimolanti sia dall’esposizione alla luce dello schermo che può interferire con il ritmo circadiano quando l’esposizione avviene la sera.

 

Uno studio recente conclude che i bambini di età compresa tra uno e quattro anni che hanno la televisione in camera hanno una peggiore qualità del sonno, più paura del buio, incubi e dialoghi nel sonno.

 

ATTENZIONE ANCHE ALLA SALUTE DELLA VISTA

L’esposizione a tablet e smartphone può interferire anche con la vista. L’uso continuo dello smartphone può causare il disturbo di secchezza oculare. Pertanto il bambino può avvertire una sensazione di corpo estraneo nell’occhio o bruciore oculare, una sintomatologia del tutto sovrapponibile a quella dell’occhio secco. Per di più gli smartphone sono utilizzati a una distanza ravvicinata a causa del loro piccolo schermo led, inducendo quindi fatica oculare, abbagliamento e irritazione.

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Disfunzione erettile, spesso è solo un sintomo di patologie nascoste: ecco quali potrebbero essere

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Per molti uomini è una malattia, ma in realtà è più corretto considerarla un sintomo: non per questo meno insidiosa, però.

La disfunzione erettile – a soffrirne è un uomo su due, dopo i 40 anni e il disturbo è legato anche all’invecchiamento – è uno spauracchio per i maschi italiani. Chi ne soffre, nella maggior parte dei casi, evita di parlarne: in famiglia così come con uno specialista. Di conseguenza finisce per convivere suo malgrado col problema, il che determina anche un contraccolpo psicologico, o per affidarsi al «fai da te».

Non è un caso che i farmaci per curare i disturbi dell’apparato urogenitale maschile siano quelli più contraffatti e messi in commercio in maniera illegale: nella maggior parte dei casi attraverso la rete. Ma la disfunzione erettile va considerata da subito, dal momento che è a tutti gli effetti un campanello d’allarme per la salute cardiovascolare .

Ecco i rischi per il cuore negli uomini che soffrono di disfunzione erettile

La conferma a un’ipotesi di cui gli specialisti discutono già da qualche anno giunge da uno studio pubblicato sulla rivista «Circulation», che ha confermato come chi soffre di disfunzione erettile dovrebbe considerarsi più a rischio: e non soltanto per la maggiore probabilità di collezionare performance sessuali non memorabili.

 

Sebbene non sia sempre così, il disturbo potrebbe essere il segno di una malattia sottostante: come il diabete o una cardiopatia. Una correlazione che è tanto più accentuata quanto più è giovane la persona che ne soffre. Per questo, ai primi sintomi, è importante rivolgersi a un medico per accertare subito la presenza di ulteriori patologie. «Potremmo definire la disfunzione erettile il metro di misura della sindrome metabolica – afferma Vincenzo Mirone, direttore del dipartimento di urologia all’Università Federico II di Napoli e responsabile dei progetti di comunicazione della Società Italiana di Urologia -. Lo dicono i numeri, inequivocabili, ma anche la nostra quotidianità.

A ogni visita richiesta per risolvere un problema urologico come la disfunzione erettile, nella grandissima maggioranza dei casi il paziente è in sovrappeso o obeso, ha la pressione alta, il colesterolo alle stelle e in molti casi un diabete di tipo 2 non diagnosticato. Nonostante vi siano in alcuni casi cause in parte genetiche, a farla da padrone sono una dieta ricca di zuccheri semplici e grassi associati ad uno stile di vota non sano, sedentarietà, vizio del fumo di sigaretta, a determinare la comparsa della sindrome metabolica. Dunque, il primo intervento è proprio rimettere in sesto lo stile di vita, l’alimentazione, ripristinando anche un minimo di attività fisica».

 

In quale proporzione lo stile di vita può incidere sul disturbo

L’impotenza è un problema che colpisce oltre tre milioni di italiani ma solo il dieci per cento riceve una terapia. I farmaci da assumere per via orale rappresentano una prima terapia molto comune per il trattamento della disfunzione erettile, ma non funzionano allo stesso modo per tutti. Circa la metà degli uomini affetti ne interrompe frequentemente l’assunzione o lamenta che la pillola non agisca adeguatamente.

 

Far sapere che la disfunzione erettile può rappresentare un campanello d’allarme per la salute del cuore è importante soprattutto per i più giovani, che diversamente non vengono controllati da un cardiologo, se non per un problema già presente. Detto del possibile intervento farmacologico, molto in realtà si può fare correggendo lo stile di vita: alimentazione equilibrata, attività fisica, divieto categorico al fumo.

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Il cioccolato fa bene, quello con il 70% di cacao può aiutare perfino contro la colite

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Benefico per memoria, umore e immunità. Ma anche contro infiammazioni e stress

Consumare ogni giorno piccole quantità di cioccolato fondente fa bene alla salute, ma per evidenziare tali benefici il cioccolato consumato deve contenere almeno il 70% di cacao e un 30% di zucchero di canna biologico. A ribadire questo concetto due recenti studi statunitensi che hanno insistito molto sul fatto che con un contenuto di cacao inferiore al 70% i benefici di salute non ci sono.

 

Maggiore è il contenuto di cacao, infatti, più elevato è l’apporto di flavonoidi, le molecole dall’attività antiossidante. Il cioccolato in commercio, spesso viene arricchito di zuccheri e grassi saturi per mitigarne il sapore amaro a discapito del contenuto in antiossidanti.

 

Potenziamento delle difese immunitarie e della memoria

Gli studi condotti presso l’Università di Loma Linda in California, hanno dimostrato che un consumo di cioccolato fondente, composto per almeno il 70% di cacao, è benefico per la memoria, l’umore, l’immunità, l’infiammazione e lo stress.

 

Nello specifico a 5 volontari sono stati somministrati per 8 giorni consecutivi 48 g di cioccolato fondente al 70% e sono stati notati miglioramenti significativi nel funzionamento delle difese immunitarie, grazie all’attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria (i linfociti T), ma anche un effetto positivo sulle performance di memoria e nell’apprendimento di nuove abilità.

 

«È bene ricordare che i flavonoidi contenuti nel cacao sono in grado di stimolare la produzione e il rilascio di Ossido Nitrico. Questo porta a un aumento del flusso ematico cerebrale e della perfusione sanguigna del sistema nervoso centrale e periferico, tale da fornire ossigeno e glucosio ai neuroni, eliminando anche i metaboliti dei rifiuti nel cervello e negli organi sensoriali e stimolando l’angiogenesi nell’ippocampo – chiarisce Barbara Paolini, vicesegretario nazionale ADI (Associazione Italiana di dietetica e nutrizione clinica) e medico dietologo dell’AOU Senese la quale sottolinea anche i benefici di un consumo modesto, ma regolare per intestino e sistema cardiovascolare – I polifenoli presenti nel cioccolato esercitano un’azione antinfiammatoria sull’intestino colitico, migliorando l’integrità della mucosa, suggerendo un effetto inibitorio sul rilascio di citochine pro-infiammatorie, con riduzione dell’infiltrazione dei neutrofili, e generazione di NO (Ossido Nitrico), tale da essere associato al miglioramento della colite.

 

La liberazione di NO che si osserva per consumo di cioccolato fondente con buon contenuto di flavonoidi, inoltre, determina un’azione di vasodilatazione, antinfiammatoria con riduzione dell’aterogenesi. L’aumento di NO, infine, può spiegare gli effetti antiipertensivi del cacao, ma anche il miglior profilo lipidico grazie alla riduzione del colesterolo LDL e incremento dell’HDL».

 

Ma come fare a consumare cioccolato anche in estate? Ecco come si conserva

Via libera, quindi, a un moderato consumo di cioccolato fondente anche tutti i giorni. Con il caldo però, il cioccolato si scioglie, come conservarlo e come mangiarne quel tanto che può far bene?

 

«Il cioccolato è sensibile al calore – spiega la dottoressa Paolini – . Per la sua preparazione è importante la fase del temperaggio, attraverso il quale si cristallizza il burro di cacao ottenendo la croccantezza e la struttura che conosciamo. Se sottoponiamo la tavoletta a temperature troppo alte, i cristalli di burro di cacao si modificano e ricristallizzano, perdendo in gusto e consistenza. Perché non si formi la patina bianca, occorre scegliere un luogo di conservazione con una buona aerazione, fresco con una temperatura ottimale intorno a 20°, chiuso ermeticamente che non prenda sapori, privo di umidità e lontano da fonti di luce e calore. Il cioccolato si può anche congelare, con l’accortezza di scongelarlo (come tutti gli alimenti) gradualmente in frigorifero».

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Il verde aiuta i pazienti, il primo giardino pensile sul tetto di un ospedale

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Il verde aiuta i pazienti,  il primo giardino pensile sul tetto di un ospedale
Il giardino terapeutico inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma.

Per gentile concessione del Gemelli 

Inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma, il nuovo Centro di farmacologia clinica dedicato alle donne. In uno spazio più confortevole e green, dove si potrà camminare a piedi nudi sull’erba. Con yoga, agopuntura, musicoterapia

UNA realtà nuova, non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Al Policlinico Gemelli di Roma, si coniuga ricerca e benessere dei pazienti. Anzi delle pazienti, perché il centro di Farmacologia clinica di genere è dedicato alle donne. Al decimo piano dell’Ala O della struttura ospedaliera, infatti, architetti, designer e medici hanno collaborato insieme per ridisegnare gli spazi di cura, grazie al contributo dell’Associazione “Oppo e le sue stanze” onlus, partner già da anni del Gemelli per la realizzazione di altri centri: un terrazzo e un reparto rinnovati secondo le regole del design biofilico – basato cioè sulla realizzazione di spazi caratterizzati da un’atmosfera molto vicina alla natura – che possa favorire il benessere psicofisico delle pazienti durante la sperimentazione clinica.

• SPERIMENTAZIONI PER TUMORI FEMMINILI
Si tratterà, di fatto, di un centro innovativo, il fiore all’occhiello del polo donna (già presente nella struttura ospedaliera). Nel Centro di farmacologia clinica di genere, il primo in Italia, si conducono studi clinici sulle donne: ad oggi si contano già oltre 20 trial di fase 2-3, e dal prossimo mese inizieranno anche quelli di fase 1 – il farmaco si sperimenta per la prima volta sull’essere umano, dunque la ricerca mira in questa fase a stabilire la sicurezza e la tollerabilità del nuovo trattamento – in particolare nell’ambito della ginecologia oncologica, ma non solo: “Il primo trial di fase 1 sarà eseguito con una nuova molecola per i tumori ovarici – spiega Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino del Policlinico Gemelli – la sperimenteremo su pazienti che non hanno altre possibilità di cura in questo momento e potranno quindi trovare, attraverso l’utilizzo di questa molecola, una nuova forma di terapia”.
La nuova unità è costituita da quattro stanze per la degenza e due poltrone di Day Hospital, oltre a tutti i sistemi di monitoraggio per la gestione dei trial clinici.

• PORTARE LA CHEMIOTERAPIA FUORI DALLE MURA
Un centro pensato per prendersi cura della salute della donna a 360°, puntando, dunque, anche al benessere psicofisico delle pazienti. Con questo obiettivo gli esperti, in collaborazione con psicologi sociali, esperti del paesaggio e sociologi urbani del Centro studi ReLab – Studies for urban Re-Evolution, hanno realizzato un giardino pensile terapeutico – ad oggi l’unico in Italia – uno spazio protetto e disegnato ad hoc per essere fruito dalle pazienti, che potranno trarre beneficio sia sul piano psicologico che fisico. Ricerche internazionali suggeriscono infatti come l’umanizzazione degli spazi di cura e il contatto con la natura stessa abbia effetti positivi anche sulla salute fisica: riduce il dolore, i tempi di ricovero e aumenta l’efficienza delle terapie.

“Il contatto con la natura aiuta l’accettazione della cura e migliora le performance della cura stessa, con un percorso che utilizza suoni, sensazioni e olfatto. E’ la massima dimostrazione di cosa vuol dire medicina personalizzata, farmaci innovativi per la cura non solo della malattia, ma della persona”, continua Scambia, durante l’inaugurazione del giardino terapeutico. Una sequenza di stimoli sensoriali caratterizza questo spazio, arricchito da un piccolo percorso sensoriale – il sensory path – da fare a piedi nudi che alterna erba, sassi di fiume e legno.

• VERSO LA TERAPIA INTEGRATA
Per gli esperti del Policlinico resta da realizzare la parte del centro dedicata alla terapia integrata che verrà inaugurata nei prossimi mesi: il giardino terapeutico sarà affiancato da altre attività per prendersi cura delle pazienti, come lo yoga, la riflessologia, la musicoterapia, l’agopuntura e le consulenze sugli stili di vita (sonno, alimentazione), per affrontare la patologia con una concezione olistica, che miri a curare bene anche la persona in quanto tale, non soltanto la sua malattia.

Canada, il Parlamento ha approvato la legalizzazione della marijuana: è il secondo Paese al mondo (il primo del G7)

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Canada, il Parlamento ha approvato la legalizzazione della marijuana: è il secondo Paese al mondo (il primo del G7)
Lo stato nordamericano diventa il secondo Paese al mondo dopo l’Uruguay a rendere legale l’acquisto e il consumo di cannabis per uso ricreativo: “Un voto storico che ha messo fine a 90 anni di proibizionismo”, ha detto il senatore indipendente Tony Dean, che ha portato avanti il progetto di legge

Da metà settembre i cittadini canadesi potranno comprare e consumare legalmente la cannabis per uso ricreativo. Lo ha deciso il Parlamento dello Stato nordamericano: il Senato che ha approvato il Cannabis Act con 52 voti a favore, 29 contrari e due astenuti. Il Canada diventa così il secondo Paese al mondo dopo l’Uruguay a legalizzare la marijuana per uso ricreativo. E’ il primo tra i Paesi appartenenti al G7. Una mossa “anti-proibizionista”, quella voluta dal presidente Justin Trudeau, che mira a contrastare la criminalità organizzata legata al contrabbando e allo spaccio di droghe e nel frattempo aumentare anche le entrate dello Stato.

La legge federale permetterà ai canadesi di coltivare fino a quattro piante di cannabis a domicilio. Durante il dibattito finale, durato alcune ore, molti senatori hanno tentato per l’ultima volta di convincere i colleghi a votare un emendamento che avrebbe avuto l’effetto di trasferire alle province il potere di proibire la coltivazione a domicilio. Una proposta sempre rifiutata dai liberali, il partito di Trudeau, che anche in questa occasione hanno votato in modo contrario impedendo l’approvazione dell’emendamento.

La ministra della Salute Ginette Petitpas Taylor ha detto che alle province serviranno due o tre mesi prima di essere pronte per l’implementazione della nuova legge.”Questa sera il Senato ha visto un voto storico”, ha detto il senatore indipendente Tony Dean, che ha portato avanti il progetto di legge. Abbiamo messo fine a 90 anni di proibizionismo della cannabis in questo Paese, novant’anni di inutile criminalizzazione, novant’anni di un approccio fatto soltanto di ‘no’ che non ha funzionato”.

Dipendenza da videogame, per l’Oms è un disturbo mentale

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E’ stata inserita nell’undicesima edizione della classificazione internazionale delle malattie, riconoscendola formalmente come una patologia

LA DIPENDENZA da videogiochi è una patologia: così l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) inserisce questo disturbo nella bozza dell’undicesima edizione della classificazione internazionale delle malattie (Icd-11), nella speranza che il riconoscimento di questo tipo di dipendenza possa favorire il ricorso a opportune terapie. Perché giocare ai videogames può creare una dipendenza e un comportamento talmente compulsivo che può arrivare persino a distogliere la persona che ne soffre dalle altre attività della vita quotidiana: “Ho pazienti che soffrono di una dipendenza da Candy Crush Saga, che sono sostanzialmente simili alle persone che arrivano con un disturbo della cocaina”, spiega al New York TimesPetros Levounis, presidente del dipartimento di psichiatria della Rutgers New Jersey Medical School (Usa), che aggiunge: “Le loro vite sono rovinate, i loro rapporti sociali ne risentono, la loro condizione fisica peggiora”. Quello dei videogame è un settore in crescita a livello mondiale, il cui fatturato annuale per l’Entertainment Software Association aumenterà del 31% entro tre anni.

 

Il sistema di classificazione delle patologie, che ad oggi conta 55mila malattie e cause di morte, “ci consente di capire in modo migliore che cosa conduca le persone alla malattia o alla morte, così da agire in tempo per prevenire la sofferenza e salvare vite umane”, dice Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Oms. Inoltre, per la prima volta, l’Icd è completamente elettronico, un modo per rendere il sistema di classificazione più accessibile a medici e altri operatori sanitari di tutto il mondo. La nuova edizione verrà presentata agli stati membri dell’Oms in occasione dell’Assemblea mondiale della sanità, in programma a maggio del prossimo anno, mentre per la sua adozione, dice in una nota l’Oms, bisognerà aspettare gennaio 2022.

Diverse, inoltre, le modifiche fatte rispetto alla versione precedente, come ad esempio quelle relative alla salute sessuale: mentre nelle edizioni precedenti le disfunzioni sessuali erano state classificate nell’ambito della salute mentale, nell’ultima edizione queste si trovano nella sezione “salute sessuale”. E c’è anche un nuovo capitolo sulla medicina tradizionale.

Dall’ananas allo zucchero, ecco le regine delle bufale sull’alimentazione

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In estate siamo più stressati che in inverno: ecco perché il nostro bioritmo va in tilt

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Siamo più stressati d’inverno o d’estate? Secondo uno studio polacco lo siamo soprattutto d’estate, per ragioni però che gli stessi studiosi non sanno spiegare, ma che li ha indotti a consigliare la necessità di fermarsi e prendersi un periodo di riposo in maniera inderogabile, d’estate.

 

Lo studio

Gli autori dello studio sono giunti a queste conclusioni dopo aver reclutato un gruppo di giovani donne, studentesse di medicina. Per due giorni consecutivi, durante l’estate, hanno dovuto fornire campioni di saliva ogni due ore; l’esperimento, poi, è stato condotto nei mesi invernali sulle stesse ragazze.

Le studentesse, inoltre, si sono impegnate a compilare questionari riguardanti la loro dieta, l’attività fisica e lo sport praticato.

Dall’analisi dei dati è emerso che i livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress era più alto in estate che in inverno. Un risultato forse inatteso come ci aiuta a riflettere Federica Galli specialista in Psicologia Clinica e Ricercatrice presso l’Università di Milano: «La letteratura scientifica è ricca di studi che evidenziano che gli stati depressivi beneficiano di una maggiore irradiazione solare e quindi di come la sintomatologia tenda a migliorare d’estate. D’altra parte però, non è possibile affermare che la possibilità di godere molto a lungo della luce solare aumenti la percezione della sensazione di benessere in tutti gli individui. Detto in parole povere le persone con una situazione base di equilibrio psicologico possono risentire di variazioni stagionali, con particolare riferimento al periodo estivo accusando un forte stress, come indicato dallo studio polacco e non solo perché stanchi di mesi e mesi di lavoro o di studio intenso».

La routine è sempre rassicurante

L’estate non è soltanto sole, mare, ombrellone, giochi sulla spiaggia, viaggi all’estero, escursioni e letture rilassanti: lo è forse nell’immaginario collettivo, ma nella realtà dei fatti è un periodo durante il quale i ritmi consolidati della routine quotidiana vanno ad alterarsi, in cui la rete sociale è meno contenitiva e dove si impone una riorganizzazione e la pianificazione nuova di orari e attività.

È bene anche ricordare che scorrendo il Social Readjustement Rating Scale, uno strumento messo a punto negli anni ’60 dall’Università di Washington, per valutare quali situazioni sono potenzialmente in grado di indurre lo sviluppo disturbi psicosomatici, troviamo ai primi posti proprio le vacanze.

«L’estate sembra prolungare l’orizzonte temporale entro cui ci si muove. È come se anche i pensieri avessero più spazio, ma anche minore contenimento. I ritmi lavorativi rallentano, spesso dopo le accelerazioni del fine anno, ma l’impatto con la pianificazione della routine quotidiana fatta di bambini che rimangono a casa dai propri impegni scolastici ed extra-scolastici per più di tre mesi, dei ben noti compiti delle vacanze, di partenze e ritorni, può essere dirompente- chiarisce ancora la professoressa Galli che conclude- Il ritmo sonno-veglia rischia di essere più disturbato a causa del caldo o al contrario di un bioritmo che risente del prolungarsi delle ore di luce, con le ben note conseguenze in termini benessere psico-fisico.

La difesa dal caldo, infine, è ancora un obiettivo, più che un’assodata certezza, basti pensare alla famigerata aria condizionata “da regolare” in ufficio pagando il fio di tonsilliti o rapporti che si incrinano. Tutte queste sfaccettature possono rendere il periodo estivo foriero di complicazioni e disagi, per cui anelare all’autunno salvifico!»

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Macchie sulla pelle del viso: quando compaiono e come attenuarle. Prevenire è più facile che curare

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Scientificamente sono anche dette lentigo solari. La loro comparsa è dovuta a età e foto invecchiamento che portano a cattivo funzionamento delle cellule che producono melanina

Macchie solari del viso: foto invecchiamento e per motivi ormonali

Le discromie, alterazioni localizzate in eccesso o in difetto della pigmentazione, sono molto più frequenti nelle donne. Naso, labbro superiore e zigomi sono le zone del viso più a rischio di trovarsi a convivere con le antiestetiche macchie. D’estate la loro presenza tende a essere coperta dall’abbronzatura, ma è proprio a causa di un’incauta esposizione solare che tendono a formarsi di più. e di solito si distingue fra lentigo solari, dovute al fotoinvecchiamento e il melasma.

 

Lentigo solari 

Dopo i 40 anni la pelle del viso, ma più in generale quella del collo e delle mani, cioè laddove la pelle è più esposta al sole, tende a macchiarsi di piccole chiazze di colore bruno o nero dalla forma circolare irregolare; tali discromie vengono chiamate lentigo solari. La loro comparsa è imputabile all’ età e al foto invecchiamento che portano a un cattivo funzionamento di gruppi di melanociti, le cellule deputate alla produzione di melanina, il pigmento capace di proteggere la nostra pelle dai raggi UV e responsabile del colore ambrato della pelle dopo l’abbronzatura. Quando si formano le macchie la melanina prodotta in eccesso da questi gruppi di melanociti iperattivi, non riesce a essere eliminata del tutto e resta lì a macchiare la pelle.

 

Melasma 

«Le anti estetiche ampie aree scure si accentuano con l’ abbronzatura nei soggetti con pelle chiara o media perché la produzione di colore nella pelle sana non è sufficiente a coprire la differenza. Nei soggetti con pelle scura, invece, le macchie tendono a mascherarsi, pur tornando ad essere molto ben visibili quando l’abbronzatura non c’è o se ne va– chiarisce Piergiacomo Calzavara Pinton Presidente SIDeMAST (Società Italiana di Dermatologia) e Direttore della Clinica di Dermatologia, «Spedali Civili» di Brescia che puntualizza anche. Quest’ultime possono comparire in gravidanza e poi scomparire oppure recidivare a volte senza apparente motivo, altre volte a causa dell’assunzione della pillola contraccettiva, per esempio».

 

Discromie: come si diagnosticano e come si minimizzano?

La diagnosi di discromia è clinica: la luce di Wood può essere utile per accertare la profondità del melasma. Bisogna ricorrere alla biopsia, invece, per fare diagnosi differenziale fra lentigo solare e melanoma. Tutte le discromie si possono minimizzare con opportuni trattamenti cosmetici, ma non è facile eliminarle del tutto. «In ogni caso, è importante tener presente che il trattamento è tanto più efficace quanto più è specifico per il tipo di discromia- spiega il professor Calzavara Pinton- il melasma può essere attenuato con prodotti schiarenti a base di idrochinone o derivati vegetali, questi ultimi meno efficaci del primo, antiossidanti come la vitamina C e sostanze che migliorano il ricambio della pelle, per esempio a base di vitamina A. Le lentigo senili, invece, si eliminano con buona efficacia solo mediante terapia laser. è bene precisare che il foto invecchiamento della pelle e quindi la formazione delle lentigo senili è prevenibile, in una certa misura, utilizzando con costanza, nel corso di tutta la vita, un’adeguata protezione solare. Nel caso del melasma, invece, la foto protezione non riesce a prevenire del tutto la formazione delle macchie imputabili essenzialmente a motivi ormonali».

 

Discromie da farmaci

Le discromie da farmaci sono piuttosto frequenti: può succedere , infatti, che la pelle vada a macchiarsi a causa della deposizione del farmaco o dei suoi metaboliti nel derma, perché, in qualche modo, il farmaco assunto è in grado di incrementare la produzione di melanina o perché induce dei cambiamenti post infiammatori nel derma. I farmaci in grado di macchiare la pelle, secondo uno di questi meccanismi sono davvero molti dagli antibiotici, agli antiaritmici utilizzati per correggere il ritmo del cuore, ai diuretici, agli antinfiammatori. Le macchie indotte dall’uso dei farmaci possono comparire durante la terapia, attenuarsi nei mesi invernali e poi ricomparire appena ci si espone nuovamente al sole.

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POLIAMBULATORIO MEDICO ODONTOIATRICO SAN LAZZARO MEDICA

VIA ETTORE BIGNONE 38/A
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Telefono: 0121030435
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Visite dermatologiche per pazienti di Pinerolo, Buriasco, Macello e Osasco

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