Nuovo anno, nuovi gusti per l’estetica: ora al chirurgo si chiede pelle rivitalizzata e glutei alti

Nuovo anno, nuovi gusti per l’estetica: ora al chirurgo si chiede pelle rivitalizzata e glutei alti

gestione No Comments

Addio volti dalle sembianze feline, labbra a canotto e seni esplosivi. L’ossessione del bisturi nel 2018 cederà il passo a ritocchini più soft. La nuova tendenza per l’anno alle porte sarà un ritorno al «natural look», con piccole correzioni, meno invasive e vistose, per una bellezza acqua e sapone.

 

Dei gusti innovativi di quanti non sono contenti del proprio aspetto e puntano a migliorarsi con l’aiuto della scienza, ha parlato il dottor Giulio Basoccu, chirurgo plastico, responsabile della Divisione di Chirurgia plastica estetica e ricostruttiva presso l’Istituto neurotraumatologico italiano di Grottaferrata Ini in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa AdnKronos.

 

«È aumentato il ricorso al ritocco, ma non più in modo esagerato – ha spiegato l’esperto – La cultura dell’estetica sta cambiando e i ritocchi vistosi hanno perso forza. La nuova tendenza per chi si rivolge alla medicina o alla chirurgia estetica è essere naturali».

 

Fra i trattamenti più richiesti ci saranno biorivitalizzazione e bioristrutturazione, ma anche interventi sul lato B, per glutei alti e rotondi, sempre senza esagerare. «La biorivitalizzazione è in assoluto il trattamento più innovativo – racconta il chirurgo dell’Ini – Si effettuano delle microiniezioni nelle zone interessate con sostanze biocompatibili e totalmente riassorbibili, che favoriscono un riequilibrio della normale condizione fisiologica del derma e una riattivazione vitale della cute. La pelle si rassoda, diventa più luminosa, idratata e ringiovanita. La bioristrutturazione mira, invece, a ripristinare la normale compattezza dei tessuti del viso, ricostruendo i volumi e le proporzioni stimolando la produzione di collagene ed elastina».

 

«L’attenzione al lato B da Stati Uniti e Sud America sta arrivando anche in Italia, ma – assicura l’esperto – in maniera più misurata. Da noi abbiamo una cultura estetica diversa e, anche se si prevede un boom di richieste, l’intervento può essere fatto con molta naturalezza. Parliamo di persone che hanno il sedere piatto o che a seguito di seri dimagrimenti hanno uno svuotamento importante, non di impianti oversize».

 

Per Basoccu «sarà in forte aumento anche la richiesta da parte degli uomini, in particolare per trattamenti su labbra e zigomi, zone prima di elezione prettamente femminile».

 

E contro le rughe? «Fra i metodi più innovativi per eliminarle c’è l’uso simultaneo della potenza della radiofrequenza bipolare e luce infrarossa che stimola la produzione di collagene, la proteina responsabile del mantenimento di una pelle sana e giovane. Lo stesso metodo è indicato anche contro cicatrici da acne e smagliature».

HOME

Il consumo di alcol può determinare lo sviluppo di 7 tipi di cancro

gestione No Comments

Non è nuova la correlazione: l’alcol è un agente cancerogeno che può determinare lo sviluppo di almeno sette tipi di cancro. Ciò su cui rimane da indagare sono le modalità con cui l’etanolo – e il suo metabolita acetaldeide: ancora più tossico rispetto al composto di partenza – determina un’alterazione nel ciclo riproduttivo cellulare, dando così avvio al processo di formazione di una massa tumorale. Uno dei danni, secondo una ricerca pubblicata su «Nature», avverrebbe a livello delle cellule staminali del sangue. L’alcol non è considerato un fattore di rischio per le neoplasie ematiche, ma l’alterazione genetica provocata a questo livello sarebbe una delle cause di insorgenza dei tumori correlati al consumo di bevande alcoliche: tra cui quelli al seno e all’intestino.

 

L’azione dell’acetaldeide sulle staminali del sangue

Gli scienziati del laboratorio di biologia molecolare dell’Università di Cambridge sono giunti a questa conclusione dopo aver somministrato etanolo a dei topi di laboratorio, al fine di osservare i danni genetici permanenti indotti dall’alcol. Ricorrendo all’analisi dei cromosomi e al sequenziamento del Dna, gli autori dello studio hanno avuto modo di osservare i danni provocati dall’acetaldeide: una sostanza che si forma nel fegato a seguito dell’ossidazione dell’etanolo e che viene poi a sua volta convertita in acido acetico, a seguito dell’azione di un enzima (l’aldeide deidrogenasi) che interviene proprio per difendere l’organismo dalla tossicità dell’acetaldeide.

 

La sua tossicità è nota da tempo. L’acetaldeide è infatti considerata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) un cancerogeno di tipo 1: sicuramente in grado di provocare tumori nell’uomo. Noto, adesso, è il suo effetto sulle cellule staminali del sangue, chiamate a dare origine a tutte le cellule adulte presenti nel torrente circolatorio: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, cellule dendritiche e linfociti. L’acetaldeide sarebbe responsabile della rottura e del riarrangiamento di porzioni di Dna all’interno di queste cellule. Una variazione che, vista la natura delle staminali, tende a ripresentarsi a tutte le generazioni successive di cellule che da esse hanno origine. L’organismo, oltre che grazie all’azione dell’aldeide deidrogenasi, ha un sistema di riparazione endogeno per rimediare ai danni provocati al Dna, che in alcuni individui può però non risultare sempre funzionante. Da qui la diversa capacità individuale di reagire ai danni provocati dall’alcol.

 

I diversi meccanismi d’azione con cui l’alcol può provocare il cancro

Oltre al danno alle cellule staminali del sangue osservato nello studio, sono diverse le modalità con cui il consumo di bevande alcoliche può dare origine alla formazione di una neoplasia. Il danno a livello del Dna può per esempio essere provocato anche da alcune molecole molto reattive – le specie reattive dell’ossigeno (Ros) – la cui sintesi endogena è favorita dal consumo di bevande alcoliche. L’alcol può inoltre aumentare i livelli di alcuni ormoni, come gli estrogeni: ad alte concentrazioni considerati responsabili dell’aumento del rischio di ammalarsi di cancro al seno e all’ovaio.

 

C’è poi da considerare che, a livello epatico, il consumo di alcolici contribuisce a determinare la cirrosi: una condizione che fa da prodromo all’insorgenza del tumore del fegato. Ancora più insidiosa è l’abbinata alcol-fumo, dal momento che il primo rende più facili da assorbire alcune sostanze chimiche sprigionate dalle sigarette a livello della bocca e della gola. Da qui – in considerazione anche dell’assenza di un valore di consumo al di sotto del quale ci si può sentire al sicuro – il consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: se si vuole evitare il cancro, è meglio non bere.

HOME

Apnee notturne: fanno male al cuore. Pochi sanno di averle e i rimedi sono fastidiosi

gestione No Comments

È fondamentale, perché serve per riposare e lasciare sedimentare le esperienze consumate durante la giornata. Ma il sonno nasconde pure delle insidie. Tra queste ci sono le apnee notturne, pericolose pause in cui si rimane senza respiro che, a lungo andare, possono severamente danneggiare il cervello, oltre che dare sonnolenza e affaticamento diurni. Si tratta di un problema ancora sottovalutato, sebbene in forte aumento: correlato anche ai crescenti tassi di sovrappeso e obesità, oltre che all’insorgenza di malattie cardiache croniche, come lo scompenso. La diagnosi è la prima vera arma di cura, perché vi sono oggi disponibili dei trattamenti efficaci, ma manca purtroppo in gran parte la piena consapevolezza di questa malattia.

 

Le conseguenze per la salute

«Le apnee svolgono anche un effetto dannoso nei processi riparativi del tessuto cardiaco dopo l’infarto – spiega Flaminio Mormile, dirigente medico dell’unità operativa di pneumologia del policlinico Gemelli di Roma -. Poiché in molti casi non vengono diagnosticate e dal momento che la cura prevede più utilizzata prevede l’applicazione ogni notte di un apparecchio a pressione positiva non sempre bene accettato dal paziente, resta piuttosto alto il numero dei pazienti che si cura meno del dovuto o non si cura affatto».

 

Le apnee nel sonno si dividono in ostruttive e centrali. Spesso soltanto chi osserva il paziente mentre dorme può rendersene conto. Questo perché i sintomi più frequenti sono piuttosto aspecifici: sonnolenza diurna e calo di memoria e di attenzione, che spesso vengono sottovalutate o attribuite genericamente a stanchezza o all’età.

 

Condizioni nascoste e sottovalutate dai più, che però sono alla base di un’alta percentuale di incidenti stradali che, secondo l’Istat, sfiorano quota quarantamila in Italia. E sono circa sei volte in più se si considera tutta l’Unione Europea. Al punto che oggi c’è chi inizia a definire la sindrome delle apnee ostruttive del sonno come il «silent-killer» della strada. Le apnee ostruttive – in Italia il problema riguarda all’incirca due milioni di persone, più uomini che donne – rappresentano la prima causa di forte russamento.

 

Come si curano?

Le apnee notturne si curano con apparecchi che erogano una pressione positiva per tenere aperte le vie aeree superiori. Ma se i pazienti sono obesi, il ricorso alla chirurgia bariatrica può rappresentare una duplice soluzione: sia per l’eccesso di peso sia per le apnee del sonno. Dopo l’intervento il numero di apnee si riduce di molto, ma nei pazienti più gravi e in quelli in età più avanzata la guarigione vera e propria non è frequente. Questo perché le conseguenze del mancato riposo, se protratte a lungo nel tempo, possono divenire irreversibili.

HOME

Maculopatia, diagnosi precoce per salvare la vista

gestione No Comments

L’allarme è stato lanciato dall’OMS in occasione della giornata mondiale della vista, nel mondo ci sono 253 milioni di persone con problemi alla vista. Di questi 36 milioni sono completamente ciechi e potrebbero diventare 115 milioni entro il 2050. Una delle motivazioni di questa crecita esponenziale sta nell’invecchiamento della popolazione, l’incidenza delle malattie della vista è infatti legata a diverse sindromi della terza età. Una di queste è la degenerazione maculare senile (DM) o maculopatia che colpisce la macula, ossia la porzione centrale della retina, ed è la principale causa di perdita grave della visione centrale dopo i 55 anni.

Un’indagine demoscopica realizzata dall’Istituto Lorien per conto del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) ci dà un quadro aggiornato della situazione nel nostro Paese.  L’indagine è stata condotta con metodologia di raccolta dati quantitativa CATI (Computer Aided Telephonic Interview) su un campione di 600 persone, rappresentativo della popolazione italiana over 50 per sesso, età, area geografica e ampiezza del centro abitato.

Dall’indagine emerge che la patologia colpisce il 5,3% della popolazione over 50, per un totale stimato di 1.400.000 sofferenti in Italia. La diffusione della malattia riguarda oggi circa il 10% delle persone di età compresa tra 65 e 75 anni, sale al 30% dopo i 75 anni, per raggiungere il 40-50% di persone con età superiore agli 80 anni. Tra chi è affetto da DMS si è riscontrata una maggiore incidenza di diabete, ipertensione, fumo di sigaretta, la malattia colpisce nmaggiormente anche chi ha subito o deve subire un intervento di cataratta.

Un altro dato importante che emerge da questa indagine è la scarsa conoscenza della malattia. Il 32% degli intervistati afferma di conoscerla, ma solamente l’11% riesce a darne  una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista.

Secondo Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico: “E’ indispensabile un’azione di informazione capillare”, soprattutto per quanto riguarda la diagnosi precoce. La diagnosi di DM si può effettuare con una OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) un esame molto accurato e non invasivo, che richiede meno di due minuti, che non dà falsi positivi, né falsi negativi.

“È cruciale fare l’OCT- spiega il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia all’Università Vita e Salute di Milano- perché è il mezzo che permette una diagnosi precisa ma soprattutto è indispensabile fare l’esame precocemente, alle prime avvisaglie dei sintomi della malattia. Come sempre in medicina è la prevenzione la strada della salute”.

La presentazione dell’indagine è stata anche l’occasione per annunciare un’importante iniziativa sul fronte della prevenzione. CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, e con il Patrocinio del Ministero della Salute, offre ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia

HOME

Poliambulatorio Medico Odontoiatrico San Lazzaro

VIA ETTORE BIGNONE 38/A
PINEROLO, ITALIA 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@gmail.com

SERVIAMO PAZIENTI DEL PINEROLESE, SALUZZESE E TORINESE

Ictus in Europa, cure adeguate solo nel 30% dei casi

gestione No Comments

Ictus in Europa, cure adeguate solo nel 30% dei casi

L’ictus è tra le prime cause di morte in Europa, la seconda causa di deficit cognitivo e la prima causa di disabilità a lungo termine. La somministrazione tempestiva di un farmaco trombolitico può migliorare la prognosi e ridurre le conseguenze a lungo termine dell’evento. Tuttavia solo il 30% dei pazienti riceve un’assistenza adeguata.

Lo evidenzia il rapporto “L’impatto dell’ictus in Europa”, commissionato dall’associazione SAFE – Stroke Alliance for Europe al King’s College di Londra e tradotto anche in italiano dalle associazioni A.L.I.Ce. Italia Onlus e Ars Umbria, con il patrocinio dell’Osservatorio Ictus Italia.

I dati raccolti in 35 nazioni europee, Italia compresa, mostrano un tasso di morte per ictus che varia da 30 a 170 casi ogni 100 mila abitanti. A fare la differenza è la presenza o meno di Stroke Unit sul territorio. Una diversa possibilità di accesso alle cure che esiste anche in Italia tra le regioni del Nord, meglio attrezzate, e il meridione dove le strutture specializzate sono molto meno presenti e addirittura assenti in alcune aree.

“Il ministero della Salute – precisa Nicoletta Reale, presidente Osservatorio Ictus Italia e presidente A.L.I.Ce. Italia Onlus – stima che dovrebbero essere presenti oltre 300 Stroke Unit sul territorio, una ogni 200 mila abitanti: ne risultano operative 189, concentrate per l’80% nel nord Italia. Si va dalle 42 della Lombardia alle 5 della Sicilia, passando per Napoli che non ne ha nessuna”.

“In molte Regioni italiane – aggiunge Reale – non esiste ancora il ‘Codice ictus’ per il trasporto in ospedale: il personale del 118 (o 112), pur riconoscendo i sintomi dell’ictus, è tenuto, in base ai protocolli vigenti, a portare il paziente al pronto soccorso più vicino, anche se non dotato di Stroke Unit, aggiungendo quindi ulteriori perdite di tempo”.

“Importante è programmare, verificare e accreditare le strutture migliori per poter curare bene – precisa Luigi Frati, direttore scientifico Irccs Neuromed – Una rete nazionale è certamente importante. Una rete di qualità, che sia in grado di dire dove, come e in che maniera si deve curare un ictus”.

Un capitolo fondamentale riguarda la prevenzione, nello stesso rapporto si stima che nei prossimi venti anni   il numero totale dei casi di ictus nell’Unione europea aumenterà del 34% , passando dai 613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035. Altrettanto importante è la riabilitazione post-ictus che è decisiva per la qualità della vita dei pazienti.

Nell’indagine europea per valutare la qualità dell’assistenza in tutte le fasi che riguardano la malattia, dalla prevenzione alla riabilitazione, sono stati utilizzati indicatori specifici

 Indicatori SAFE per valutare la qualità dell’assistenza

1. Campagne per incoraggiare stili di vita sani (ad esempio controlli della pressione e monitoraggio del colesterolo)
2. La pressione sanguigna viene controllata regolarmente e trattata secondo le linee guida
3. Gli adulti con fibrillazione atriale a maggior rischio di ictus sono trattati in modo appropriato con anticoagulanti
4. Campagne pubbliche e aggiornamento professionale sottolineano che l’ictus è un’emergenza medica
5. I servizi di emergenza (ambulanze) sono addestrati allo screening dei pazienti per sospetto Stroke/ TIA e prevedono un trasferimento immediato all’ospedale
6. I servizi ospedalieri hanno reparti organizzati per l’ictus (stroke unit)
7. I pazienti sono valutati per la trombolisi e la ricevono (se clinicamente indicato) il più presto possibile dopo l’inizio dei sintomi dell’ictus
8. I pazienti con sospetto TIA sono valutati urgentemente per il rischio successivo di ictus
9. I pazienti vengono valutati per la riabilitazione entro i primi tre giorni dal ricovero ospedaliero e la riabilitazione viene fornita da parte di personale multidisciplinare sulla base delle necessità
10. Per pazienti stabili o con moderate disfunzioni viene consigliata la dimissione dalla terapia intensiva all’unità di riabilitazione o alla comunità
11. Ai pazienti viene fornito un controllo dopo l’ictus per la valutazione delle esigenze mediche e di riabilitazione
12. I pazienti e la loro famiglia/caregiver hanno accesso a un supporto pratico e psicologico

Il prosimo 25 ottobre a Roma in occasione della Giornata mondiale contro l’ictus cerebrale A.L.I.Ce. Italia Onlus presenterà i primi risultati di un nuovo progetto di monitoraggio dei percorsi di neuroriabilitazione in Italia.

HOME

Benvenuto al Dr De Cori David medico psichiatra

gestione No Comments

Siam lieti di accogliere A BREVE nel nostro staff il

Dr De Cori David

Medico Chirurgo specializzato in Psichiatria

IN SERVIZIO PRESSO IL REPARTO DI PSICHIATRIA DELL’OSPEDALE CIVILE

VISITERA’ TUTTI I MARTEDI’ POMERIGGIO

NB. IN CORSO DI AUTORIZZAZIONE

HOME

Poliambulatorio Medico Odontoiatrico San Lazzaro

VIA ETTORE BIGNONE 38/A
PINEROLO, ITALIA 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@gmail.com

SERVIAMO PAZIENTI DEL PINEROLESE, SALUZZESE E TORINESE.

Visite di medicina dello sport agonistiche e non – dal 28 agosto

gestione No Comments

Riprendono le visite sportive agonistiche e non da lunedì 28 agosto

lunedi 28 agosto            –  visite non agonistiche

lunedì 4 settembre        –  visite non agonistiche

mercoledì 6 settembre – visite agonistiche e non

 

visita non agonistica:    25 €

visita agonistica :           40 €

Medici dello Sport

Dr. Marco Piseddu

Dr Gianluca Gottero

 

 

HOME

Poliambulatorio Medico Odontoiatrico San Lazzaro

VIA ETTORE BIGNONE 38/A
PINEROLO, ITALIA 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@gmail.com

Serviamo pazienti del Pinerolese, Saluzzese e Torinese. Vigone, Cumiana e Val Pellice

ESAME DELL’UDITO GRATIS

gestione No Comments

NELLA GIORNATA CONTRO LA

SORDITA’

11 LUGLIO 2017

orl vigone

DALLE ORE 15,30

ALLE ORE 18,00

LO STUDIO SAN LAZZARO MEDICA METTE A DISPOSIZIONE QUESTO SERVIZIO CON LA COLLABORAZIONE DEL CENTRO ACUSTICO ITALIANO

E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE  TEL 0121/030435

HOME

Poliambulatorio Medico Odontoiatrico San Lazzaro

VIA ETTORE BIGNONE 38/A
PINEROLO, ITALIA 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@gmail.com

Serviamo pazienti del Pinerolese, Saluzzese e Torinese

Attivazione a settembre del servizio di stimolazione elettrica transcranica a corrente continua TDCS

gestione No Comments

TDCS stimolazione elettrica transcranica a corrente continua

stimolazione elettrica transcranica pinerolo

A partire dal mese di settembre, sarà attivato il servizio di stimolazione elettrica transcranica a corrente continua sotto la supervisione del Dr Enrico Cavallo Medico Neurologo e della Dr.ssa Elena Peila ricercatrice  presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino.

Ambiti di applicazione in neurologia:

Neuroriabilitazione motoria

Neruroriabilitazione delle afasie e di problemi della deglutizione

Neuroriabilitazione di deficit cognitivi da ictus, demenze e traumi cranici

Ambiti di appplicazione in psichiatria:

Terapia della depressione

Terapia dello ludopatia

Terapia della dipendenza da cocaina

Ambiti di applicazione nello sport:

potenziamento skills nella pratica sportiva agonistica

HOME

Un po’ di corrente per dare una “scossa” alla depressione La Stampa 12/03/12

gestione No Comments

Un po’ di corrente per dare una “scossa” alla depressione

La stimolazione del cervello con una debole corrente sembra essere un sistema efficace e sicuro per combattere le depressione
tdcs torino san lazzaro medica

Utilizzando degli stimoli con una lieve corrente si possono trattare i sintomi della depressione, utilizzando la stimolazione elettrica transcranica

Pubblicato il 12/03/2012
Ultima modifica il 12/03/2012 alle ore 06:49

La lotta alla depressione – il male del secolo – così come la sua progressione, è inarrestabile. In alternativa all’uso degli psicofarmaci che, se da un lato possono essere efficaci ma dall’altro non sono esenti da effetti collaterali – in alcuni casi anche gravi – ecco che gli scienziati cercano delle alternative efficaci e non invasive.

Così, un team di ricercatori australiani dell’University of New South Wales (UNSW) e del Black Dog Institute hanno condotto uno dei più grandi e importanti studi sugli effetti della Stimolazione Transcranica in Corrente Diretta (tDCS) nelle persone affette da depressione e disturbi mentali.
La tDCS è una forma di trattamento non invasivo, sicuro, che agisce sul cervello. Funziona facendo passare una debole corrente elettrica depolarizzante nella parte anteriore del cervello, per mezzo di elettrodi posti sul cuoio capelluto.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sul British Journal of Psychiatry (BJP) e mostrano come nelle persone trattate con la tDCS vi fosse un netto miglioramento dei sintomi depressivi. I partecipanti allo studio erano in totale 64, poi suddivisi a caso in due gruppi atti a ricevere rispettivamente un trattamento reale di tDCS per 20 minuti al giorno, o un trattamento finto di tDCS, sempre per 20 minuti al giorno. Il tutto per un totale di 6 settimane.
Tutti i volontari erano persone affette da depressione che non avevano risposto alle terapie tradizionali o farmacologiche.
«La maggior parte delle persone che hanno partecipato a questo studio avevano provato almeno altri due trattamenti antidepressivi senza ottenere alcunché – sottolinea la professoressa Colleen Loo nel comunicato UNSW – Quindi i risultati sono molto più significativi di quanto possa apparire inizialmente – non abbiamo avuto a che fare con persone facili da trattare».

Durante il trattamento con la tDCS i pazienti sono coscienti e vigili, per cui possono rendersi conto di quanto accade. E, secondo quanto emerso dallo studio, più ci si sottopone al trattamento più si ottengono risultati, anche duraturi nel tempo. Per esempio, al termine delle 6 settimane di studio, i benefici erano migliori che non a 3 settimane. Se poi si aggiunge la possibilità di partecipare a sessioni di mantenimento settimanali i benefici si prolungano nel tempo: in questo caso, si sono accertate assenze di ricadute nei tre mesi successivi per l’85 percento dei pazienti trattati.
Tra i vari benefici accertati durante lo studio c’erano dei miglioramenti sia mentali che fisici nelle persone del gruppo trattato con la vera tDCS, rispetto al gruppo di controllo.
Nello specifico, si è notato un miglioramento nell’attenzione e nell’elaborazione delle informazioni.
«Un partecipante con un annoso problema di lettura ha detto la sua lettura è migliorata dopo il processo, e gli altri hanno commentato che erano in grado di pensare più chiaramente», fa notare Loo. A livello fisico, un altro paziente, per esempio, ha riferito che durante il processo era scomparso un persistente dolore cronico al collo.

«Siamo entusiasti di questi risultati. Questa è il più grande studio randomizzato e controllato della stimolazione transcranica in corrente continua mai realizzato e, mentre i risultati devono essere replicati, confermano precedenti relazioni riguardo i significativi effetti antidepressivi», conclude la professoressa Loo.
[lm&sdp]

Foto: ©photoxpress.com