La ricerca, condotta in vivo e coordinata dal Cnr, ha portato ad una molecola biocompatibile che traghetta i farmaci direttamente alle cellule cardiache

Nanovettori inalabili, biocompatibili e biodegradabili, capaci di arrivare velocemente al cuore e di rilasciarvi il loro carico di nanofarmaci efficaci per il trattamento di disturbi cardiovascolari. Questo nuovo approccio terapeutico non invasivo è stato studiato dai ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano in collaborazione con l’istituto clinico Humanitas. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, è stata condotta su topi, ratti e maiali nell’ambito di «Cupido», progetto europeo di cui il Cnr è coordinatore, che ha lo scopo di individuare nuove soluzioni terapeutiche basate sulle nanotecnologie in ambito cardiovascolare. I risultati sono stati positivi: i nanofarmaci (particelle di diametro inferiore ai 50 nanometri) inalabili, raggiunte le cellule cardiache e da esse inglobate, hanno migliorato situazioni di scompenso cardiaco e di insufficienza del miocardio degli animali.

 

«Nel tessuto cardiaco dei maiali sani – si legge nello studio –sono state rilevate particelle inalate; ciò suggerisce che questo metodo minimamente invasivo di consegna cardiaca mirata potrebbe potenzialmente tradursi in un’applicazione sull’essere umano». Secondo gli autori, sono necessari ulteriori studi per valutare la sicurezza a lungo termine delle nanoparticelle e per determinare in che modo i nanofarmaci attraversano la barriera polmonare, ma la terapia inalatoria potrebbe ridurre le dosi necessarie per trattare l’insufficienza cardiaca. La maggior parte dei farmaci per insufficienza cardiaca viene somministrata per via orale (che può portare ad un assorbimento inaffidabile) o per iniezione endovenosa (che può causare disagio al paziente): il trattamento inalabile per l’insufficienza cardiaca potrebbe aiutare a superare i molti limiti delle terapie iniettabili o somministrate per via orale.

 

«Il merito è di un’innovativa molecola da noi brevettata – composta prevalentemente da fosfato di calcio, quindi altamente biocompatibile e biodegradabile- che riesce ad essere facilmente assimilata dalle cellule cardiache e, quindi, a trasportare il farmaco», spiega in un comunicato stampa Daniele Catalucci (Irgb-Cnr), coordinatore del progetto. «L’idea è quella di riprodurre i meccanismi tramite i quali alcune particelle inquinanti, come le polveri sottili derivanti dall’inquinamento automobilistico o da processi di combustione, una volta respirate riescono a oltrepassare la barriera polmonare e ad arrivare al cuore attraverso il sistema circolatorio cardiopolmonare.

 

Abbiamo, cioè, sviluppato una «navetta terapeutica» biocompatibile capace di viaggiare all’interno del corpo umano esattamente come fanno queste particelle tossiche, e di arrivare al cuore semplicemente per inalazione: qui il farmaco viene rilasciato senza necessità di iniezioni o altre metodologie invasive per il paziente».

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