Un po’ di corrente per dare una “scossa” alla depressione

La stimolazione del cervello con una debole corrente sembra essere un sistema efficace e sicuro per combattere le depressione
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Utilizzando degli stimoli con una lieve corrente si possono trattare i sintomi della depressione, utilizzando la stimolazione elettrica transcranica

Pubblicato il 12/03/2012
Ultima modifica il 12/03/2012 alle ore 06:49

La lotta alla depressione – il male del secolo – così come la sua progressione, è inarrestabile. In alternativa all’uso degli psicofarmaci che, se da un lato possono essere efficaci ma dall’altro non sono esenti da effetti collaterali – in alcuni casi anche gravi – ecco che gli scienziati cercano delle alternative efficaci e non invasive.

Così, un team di ricercatori australiani dell’University of New South Wales (UNSW) e del Black Dog Institute hanno condotto uno dei più grandi e importanti studi sugli effetti della Stimolazione Transcranica in Corrente Diretta (tDCS) nelle persone affette da depressione e disturbi mentali.
La tDCS è una forma di trattamento non invasivo, sicuro, che agisce sul cervello. Funziona facendo passare una debole corrente elettrica depolarizzante nella parte anteriore del cervello, per mezzo di elettrodi posti sul cuoio capelluto.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sul British Journal of Psychiatry (BJP) e mostrano come nelle persone trattate con la tDCS vi fosse un netto miglioramento dei sintomi depressivi. I partecipanti allo studio erano in totale 64, poi suddivisi a caso in due gruppi atti a ricevere rispettivamente un trattamento reale di tDCS per 20 minuti al giorno, o un trattamento finto di tDCS, sempre per 20 minuti al giorno. Il tutto per un totale di 6 settimane.
Tutti i volontari erano persone affette da depressione che non avevano risposto alle terapie tradizionali o farmacologiche.
«La maggior parte delle persone che hanno partecipato a questo studio avevano provato almeno altri due trattamenti antidepressivi senza ottenere alcunché – sottolinea la professoressa Colleen Loo nel comunicato UNSW – Quindi i risultati sono molto più significativi di quanto possa apparire inizialmente – non abbiamo avuto a che fare con persone facili da trattare».

Durante il trattamento con la tDCS i pazienti sono coscienti e vigili, per cui possono rendersi conto di quanto accade. E, secondo quanto emerso dallo studio, più ci si sottopone al trattamento più si ottengono risultati, anche duraturi nel tempo. Per esempio, al termine delle 6 settimane di studio, i benefici erano migliori che non a 3 settimane. Se poi si aggiunge la possibilità di partecipare a sessioni di mantenimento settimanali i benefici si prolungano nel tempo: in questo caso, si sono accertate assenze di ricadute nei tre mesi successivi per l’85 percento dei pazienti trattati.
Tra i vari benefici accertati durante lo studio c’erano dei miglioramenti sia mentali che fisici nelle persone del gruppo trattato con la vera tDCS, rispetto al gruppo di controllo.
Nello specifico, si è notato un miglioramento nell’attenzione e nell’elaborazione delle informazioni.
«Un partecipante con un annoso problema di lettura ha detto la sua lettura è migliorata dopo il processo, e gli altri hanno commentato che erano in grado di pensare più chiaramente», fa notare Loo. A livello fisico, un altro paziente, per esempio, ha riferito che durante il processo era scomparso un persistente dolore cronico al collo.

«Siamo entusiasti di questi risultati. Questa è il più grande studio randomizzato e controllato della stimolazione transcranica in corrente continua mai realizzato e, mentre i risultati devono essere replicati, confermano precedenti relazioni riguardo i significativi effetti antidepressivi», conclude la professoressa Loo.
[lm&sdp]

Foto: ©photoxpress.com

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